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venerdì 11 febbraio 2011

domenica 16 gennaio 2011

Perché il fotovoltaico?

Direttamente dal sito dell'EPIA (European Photovoltaic Industry Association), ecco quali sono i dieci motivi per cui si dovrebbe optare per l'energia prodotta grazie ai raggi solari.

1. Il fotovoltaico richiede una fonte libera e inesauribile.
L'unica risorsa necessaria per la produzione di energia da parte dei pannelli solari è il sole, una fonte libera e inesauribile. Inoltre la maggior parte delle celle fotovoltaiche è costituita da silicio, un materiale disponibile in abbondanza e non tossico.

2. Il fotovoltaico è silenzioso e non produce emissioni inquinanti e nocive.
La combustione di risorse naturali per la produzione di energia può causare fumo, piogge acide, inquinamento nelle acque e nell'aria, nonché anidride carbonica. Il fotovoltaico utilizza esclusivamente il sole come fonte per la produzione di energia e per questo motivo non crea alcuna emissione nociva, contribuendo in questo modo a ridurre il riscaldamento globale.

3. Gli impianti fotovoltaici sono sicuri e altamente affidabili.
La vita utile di un impianto fotovoltaico è stimato in circa 30 anni. Inoltre i moduli solari  sono molto efficienti, in quanto mantengono oltre l'80% della propria potenza iniziale dopo 25 anni e ciò rende la tecnologia fotovoltaica molto affidabile anche nel lungo periodo.
Alti standard qualitativi richiesti dalle normative europee garantiscono agli utilizzatori prodotti molto affidabili.

4. Il pay back time energetico di un modulo fotovoltaico è in costante riduzione.
Il pay back time energetico è il tempo necessario al modulo fotovoltaico per produrre l'energia necessaria per la sua costruzione. Oggi tale intervallo di tempo varia tra gli 1,5 e i 3 anni. Ciò vuol dire che il modulo fotovoltaico è in grado di produrre dalle 6 alle 18 volte l'energia necessaria per la sua costruzione (a seconda della tecnologia utilizzata, del tipo di impianto e della localizzazione geografica).

5. I moduli fotovoltaici possono essere riciclati.
I materiali utilizzati nel processo produttivo, quali silicio, vetro, alluminio ecc..., possono essere riciclati e riutilizzati. Ciò non consente benefici solo per l'ambiente ma permette di ridurre l'energia necessaria per la produzione delle componenti e di conseguenza il costo di fabbricazione dei moduli.

6. I moduli fotovoltaici richiedono poca manutenzione.
I moduli solari non richiedono particolari manutenzioni e sono facilmente installabili.

7. Il fotovoltaico porta l'energia elettrica anche nelle aree rurali più remote.
Gli impianti fotovoltaici offrono un valore aggiunto nelle aree rurali, sopratutto nei Paesi in via di sviluppo dove l'energia elettrica non è disponibile. I sistemi off grid o stand alone, cioè non connessi ad alcuna rete elettrica, consentono di alimentare abitazioni, ospedali ecc... 
Anche i sistemi di telecomunicazione nelle aree più remote utilizzano impianti fotovoltaici.

8. Il fotovoltaico può essere integrato negli edifici.
Gli impianti fotovoltaici e i moduli possono coprire tetti e muri, contribuendo alla riduzione dei consumi energetici degli edifici. Gli impianti sono silenziosi e sono in grado di integrarsi negli edifici anche a livello estetico.

9. Il fotovoltaico ha creato migliaia di posti di lavoro.
Il settore fotovoltaico ha visto una crescita di oltre il 40% negli anni passati, con la creazione di migliaia di posti di lavoro in Europa e nel mondo.

10. Il fotovoltaico assicura all'Europa una maggiore indipendenza energetica.
Per coprire il 100% del fabbisogno energetico europeo si dovrebbe coprire solamente lo 0,7% dell'intero territorio europeo. Di conseguenza il fotovoltaico può assumere un ruolo importante nell'assicurare all'Europa una maggiore indipendenza energetica dagli altri Paesi.

martedì 11 gennaio 2011

Noi siamo i giovani si si si

Tratto dal libro
"Centomila punture di spillo"
di Carlo De Benedetti e Federico Rampini






"Nel nostro paese ogni giorno vengono prese delle scelte "decentrate", perfino a livello individuale, che nel tempo hanno una straordinaria portata strategica. Ogni giovane italiano che dopo aver imparato l'inglese decida di studiare anche il cinese - o l'arabo o il russo - fa un investimento sul proprio futuro che rappresenta anche un miglioramento del "capitale umano" al servizio del sistema paese. Ogni giovane che parte per un periodo di studio - lavoro all'estero affronta dei rischi, mette in gioco tutto ciò che ha per costruire qualcosa: è un pezzo d'Italia che affronta il Nuovo Mondo; se costruiamo le condizioni giuste per utilizzarne le capacità, quel ragazzo o ragazza ci renderà tutti più ricchi. I genitori che incoraggiano i propri figli ad affrontare questi rischi, anziché coccolarli preparandogli un futuro tranquillo a base di raccomandazioni, stanno adottando strategie lungimiranti. Chi si mobilita nel volontariato, per creare una società meno dura con i deboli, lavora per depotenziare l'accumulo di risentimento e rancore che è un terreno di coltura della microcriminalità violenta. Chi si impegna nella difesa dell'ambiente prepara un nuovo modello di sviluppo che sarà la nostra esportazione più preziosa verso i paesi emergenti. Chi dedica le proprie energie a diffondere una cultura delle regole, del rispetto della legalità, non è un idealista ingenuo: al contrario, semina i germi di un'etica sociale adeguata ad affrontare la competizione internazionale, in questa nuova fase in cui la globalizzazione deve incorporare più regole per sopravvivere alla sua crisi."

martedì 21 settembre 2010

Profumo di addio

E' di oggi la notizia delle dimissioni di Alessandro Profumo, Amministratore Delegato del più grande Gruppo Bancario italiano (928 miliardi di euro in assets, un utile di oltre 2 miliardi di euro, 22 mercati, 174 mila dipendenti e 10.000 filiali).
Screzi con altri manager e le critiche lanciategli per aver permesso alla Libia di raggiungere una quota superiore al 7,5% del capitale hanno condotto a una scelta impensabile solo fino a qualche mese fa.
Le redini del Gruppo andranno temporaneamente al Presidente Dieter Rampl, mentre il successore di Profumo potrebbe essere designato entro Natale.
Che aspettate, cominciate a mandare i vostri CV!

venerdì 23 luglio 2010

Periodo stressante per le banche europee

Sono usciti oggi i risultati degli stress test relativi alle maggiori banche europee. 91 istituti di credito sono stati messi sotto "stress" dall'organismo europeo CEBS (Committe of European Banking Supervisors), il quale ha verificato la capacità degli stessi di reggere eventuali shock finanziari futuri, quali variazioni dei tassi e peggioramento creditizio dei Paesi UE, utilizzando il TIER 1 ratio.

Innanzitutto, cos'è il TIER 1 ratio? 

L'attività bancaria, come qualunque attività, è rischiosa. Il bilancio di una banca è strutturato come quello di una normale società: nell'attivo avremo gli impieghi (in questo caso prestiti, finanziamenti ecc...), mentre nel passivo avremo patrimonio netto (di competenza degli azionisti) e i risparmi raccolti tra il pubblico. 
Basilea 2 stabilisce i requisiti minimi di capitale, obbligando le banche a detenere un rapporto tra il patrimonio di base, o TIER 1 (capitale sociale maggiorato delle riserve di utili non distribuiti e di altri particolari strumenti a lungo termine) e il totale delle attività in essere ponderato per il rischio non inferiore a 4%. 

Lo stress test è stato effettuato con l'obiettivo di testare la stabilità delle banche nello scenario macroeconomico peggiore, che ipotizza un rallentamento nella crescita economica dell'UE nei prossimi anni accompagnato da un rialzo dei tassi di interesse e il peggioramento del rischio di credito dei singoli Stati dell'UE. La particolarità del test è che fissa il valore limite del ratio in 6%:  il TIER 1 ratio dello scenario peggiore non deve scendere sotto il 6%, pena la bocciatura della banca e il mancato superamento del test. 

I test della CEBS hanno condotto ai seguenti risultati:
  • sette banche sono state bocciate in quanto presentano, in caso di scenario peggiore, un TIER 1 ratio inferiore a 6%;
  • trentadue banche hanno superato il test di poco, presentando un ratio compreso tra 6% e 8%;
  • ventotto banche hanno superato il test con un ratio compreso tra 8% e 10%;
  • quindici banche hanno conseguito un ratio compreso tra 10% e 12%;
  • sei banche hanno raggiungo un ratio compreso tra 12% e 15%;
  • tre banche hanno superato il test con un ratio superiore al 15%.


Delle sette banche bocciate, cinque sono spagnole, una tedesca e una greca. La peggiore è risultata il GRUPPO DIADA (CAIXA DÉSTALVIS DE CATALUNYA, CAIXA DÉSTALVIS DE TARRAGONA, CAIXA DÉSTALVIS DE MANRESA), con un ratio pari a 3,9%.
Per raggiungere i requisiti standard, le sette banche avrebbero bisogno di un patrimonio netto aggiuntivo pari a 3,5 miliardi di euro. 

Dall'altra parte della classifica, tre istituti di credito hanno raggiunto degli indici molto positivi, superiori al 15%. Questi sono la spagnola BANCA MARCH, S.A., l'ungherese OTP BANK NYRT. e la polacca PKO BANK POLSKI.

Per quanto riguarda l'Italia, le cinque banche analizzate hanno conseguito un ratio medio di 7,2%. La migliore è risultata INTESA SANPAOLO (8,2%), seguita da UNICREDIT (7,8%), BANCO POPOLARE (7,0%), UBI BANCA (6,8%) e MONTE DEI PASCHI DI SIENA (6,2%). Tutte hanno comunque superato il test, seppur con qualche difficoltà.
La figura sotto mostra il TIER 1 ratio medio per ciascuna nazione.


Nonostante i risultati "non negativi" sul sistema bancario europeo, non si sono registrate evidenti reazioni sul mercato borsistico. Relativamente alle sole banche italiane si segnalano infatti le seguenti variazioni:
  • +0,20% per MONTE DEI PASCHI DI SIENA;
  • +0,10% per INTESA SANPAOLO;
  • +0,21% per BANCO POPOLARE;
  • +0,12% per UNICREDIT;
  • -0,61% per UBI BANCA

lunedì 7 giugno 2010

Tassi di cambio: EUR - USD

Oggi il tasso di cambio euro - dollaro ha raggiunto 1,19. E' il più basso valore assunto dal tasso di cambio da marzo 2006, il che equivale a dire che le vacanze e/o gli acquisti negli Stati Uniti non sono più convenienti come prima.
Il grafico mostra l'andamento del cambio euro - dollaro dal 1° di giugno 2009 al 7 giugno 2010. 


In questo arco temporale l'euro è arrivato a quotare 1,51 dollari (precisamente nel dicembre 2009).
Cosa è successo dopo? A partire soprattutto da aprile, le quotazioni dell'euro contro dollaro sono drasticamente crollate a causa dei dubbi sulla capacità di alcuni Stati Europei (in primis Grecia, Portogallo e Spagna) di rimborsare i prestiti obbligazionari, ovviamente denominati in euro.
Ed eccoci alla situazione attuale. Se avessi cambiato 1.000 euro in dollari un anno fa avrei ottenuto circa 1.400 dollari. Se adesso decidessi di riconvertire tali dollari in euro, otterrei 1.180 euro: ciò equivale ad un rendimento di quasi il 20% in un anno sfruttando solo le fluttuazioni dei tassi di cambio.
Se invece avessi investito in dollari il giorno del picco (1° dicembre 2009) avrei ottenuto, sempre con 1.000 euro, ben 1.509 dollari che, riconvertiti oggi, darebbero 1.260 euro, cioè il 26%!
Ovviamente fare questi calcoli ad eventi già accaduti è solo un esercizio, ma rende l'idea di quanto possa influire l'andamento dei tassi di cambio sulla redditività di un'impresa che vende o si rifornisce all'estero e di quanto possa contribuire la voce Utile/Perdite su cambi sull'utile/perdita netta.

lunedì 31 maggio 2010

Tassi di crescita in Europa

Quali sono stati i tassi di crescita dei mercati borsistici europei nel decennio 2000 - 2010? Qual è stata la piazza finanziaria che è riuscita a crescere in misura maggiore rispetto alle altre?
A queste domande si può rispondere ricorrendo a indici di performance. A tal proposito ho preso dal sito MSCI Barra i valori assunti dagli indici geografici MSCI Index Performance, ossia indici che registrano l'andamento di un paniere di imprese (small, mid e large cap) quotate sul mercato di un determinato Paese europeo. 
Successivamente i valori sono stati trasformati in numeri indici (dove la base 100 corrisponde al valore assunto dall'indice il 31 dicembre 1999). 
Il grafico mostra l'andamento degli indici nel periodo considerato.

Come facilmente intuibile, gli indici hanno registrato le conseguenze delle bolle speculative che hanno colpito i mercati finanziari tra il 2000 e il 2003 e nel 2007 - 2008. In mezzo a questi anni le borse europee hanno registrato degli ottimi tassi di crescita. Alla fine del 2007:
  • molte piazze finanziarie (tra cui Francia, Germania, Italia e Regno Unito) sono tornate ai livelli pre - bolla;
  • alcune piazze finanziarie (es. Austria, Danimarca, Norvegia e Spagna) hanno registrato performance tra 100 - 150%.
La bolla scoppiata nel 2008, causata in gran parte dalla crisi subprime, ha nuovamente portato gli indici al ribasso. La tabella mostra i numeri indici alla fine di aprile 2010 e le relative performance (negative).




giovedì 20 maggio 2010

Distribuzione dei fondi di private equity in Italia

Spulciando nel sito di AIFI è possibile vedere quali sono i soci dell'associazione italiana del private equity e ottenere diverse informazioni per contattarli. Per curiosità ho controllato come essi sono distribuiti sul territorio italiano. 
Nessuna sopresa ovviamente, perché ben 82 soci su 121 si trovano a Milano. Al secondo posto si piazza Torino, dove operano 10 soci di AIFI. A Roma ci sono solamente 5 soci.
Tale dato naturalmente non fa altro che confermare la leadership di Milano nel settore prettamente finanziario. Nessun'altra piazza italiana può infatti vantare l'appeal e le opportunità che offre la città meneghina. 


venerdì 14 maggio 2010

Start Up

Vi sarà sicuramente capitato di avere una business idea, di reputarla brillante e di sicuro successo ma di averla successivamente accantonata per mancanza di fondi propri o perché la vostra banca di quartiere non vi ha finanziato.
Ebbene, esistono altri strumenti a cui si può ricorrere per tentare di finanziare un progetto e di trasformare un'idea in un prodotto/servizio utile al soddisfacimento dei bisogni, perché ovviamente l'idea che avete in mente è finalizzata a soddisfare un'esigenza corrente o una creata ex novo :)

La prima cosa da fare è sicuramente la formalizzazione dell'idea, ossia trasformare una cosa astratta che avete in testa in una cosa concreta: è necessario quindi predisporre un business plan da presentare ai potenziali finanziatori, nel quale si descriverà accuratamente l'attività che avrà la nuova impresa, senza scordarsi ovviamente di mettere la value proposition, enfatizzando i bisogni e le necessità che il nuovo prodotto/servizio andrà a soddisfare.

Il business plan deve contenere informazioni qualitative e quantitative.
Riguardo il primo punto, si dovranno fornire informazioni sul mercato di sbocco (caratteristiche, dimensioni, segmentazioni, elasticità, concorrenza ecc...) e sui clienti verso cui effettuare le operazioni di marketing. Non scordiamoci ovviamente di descrivere i punti di forza del prodotto/servizio!

Successivamente il business plan deve presentare uno studio di fattibilità:
  • come verrà organizzata la struttura produttiva? 
  • quale sarà l'organizzazione? 
  • quali sono gli investimenti necessari da realizzare?
  • si hanno a disposizione brevetti, licenze e concessioni?
  • chi compone il management team? quali sono le competenze e le skills dei soggetti promotori?
  • qual è la catena del valore e come si rapporterà la costituenda società con le altre?
Una volta individuate le risposte, si passa alla fase quantitativa, cioè buttare giù un paio di numeri che quantifichino le dimensioni del progetto. Si tratta di effettuare un'analisi previsionale in modo da valutare gli aspetti finanziari del progetto e la sua potenziale profitability.
La stesura di un bilancio previsionale che valuti gli effetti dei primi anni di vita dell'impresa è necessario per determinare quali sono i flussi di cassa previsti e a quanto ammonta il fabbisogno finanziario derivante dai costi e dagli investimenti necessari. La stima delle voci del conto economico e dello stato patrimoniale previsionale è soggettiva, ma deve comunque essere realizzata in maniera credibile. Ipotizzare tassi di crescita del fatturato a due cifre in un settore maturo non sarà molto credibile agli occhi di chi valuterà il piano.

Dopo aver inserite tutte le informazioni necessarie per la redazione del business plan, occorre rivolgersi agli investitori che valuteranno attentamente il progetto che gli sottoporrete.
Molto brevemente, questi soggetti possono essere fondi  di venture capital (che raccolgono le risorse finanziarie da una moltitudine di investitori) o soggetti privati molto facoltosi (i business angels).
I fondi di venture capital sono veicoli di investimento appositamente costituiti per intervenire nel capitale sociale di società in via di costituzione o appena costituite, caratterizzate da una brillante business idea e operanti in mercati che crescono a tassi molto elevati. Alcuni di questi fondi privilegiano determinati settori (biotecnologie, IT ecc...).
Una lista di nomi la si può reperire su AIFI (l'associazione italiana del private equity e venture capital).

I business angels sono investitori informali, ossia soggetti privati particolarmente facoltosi intenzionati ad investire in progetti interessanti. Questi possono essere ex - imprenditori che possono offrire anche competenze nel settore.
Scherzosamente i business angels vengono classificati in tre categorie (3F): Friends (amici), Family (famigliari) e Fools (folli).
Come trovare questi angeli? Esiste un network di categoria - IBAN (Italian Business Angels Network) - che raccoglie alcuni nominativi, oppure si devono sfruttare le proprie conoscenze dirette o quelle di soggetti che quotidianamente operano con imprenditori e privati facoltosi (avvocati, notai, commercialisti, consulenti finanziari).

venerdì 7 maggio 2010

Rating e dintorni

Come diceva Milton Friedman?

"There are two superpowers in the world today in my opinion. There's the United States and there's Moody's Bond Rating Service. The United States can destroy you by dropping bombs, and Moody's can destroy you by downgrading your bonds. And believe me, it's not clear sometimes who's more powerful".

A vedere le reazioni della Borsa a seguito del rapporto Moody's presentato ieri, che includeva l'Italia tra i Paesi a rischio contagio, si può dire che Friedman aveva pienamente ragione.

giovedì 6 maggio 2010

Biggest Employers

Spulciando tra le classifiche Fortune si possono trovare tante informazioni curiose ed interessanti. Un esempio?
Sapete qual è la società che ha il maggior numero di dipendenti in tutto il mondo? Beh, è il colosso statunitense Wal - Mart, che impiega la bellezza di oltre duemilionicentomila dipendenti, tanti quanti l'intera popolazione della Macedonia o della Slovenia.
Al secondo posto si piazza China National Petroleum, che come dice il nome è attiva nel settore petrolifero, con 1.600.000 lavoratori.
A completare il podio un'altra società cinese, State Grid, che opera nella distribuzione di energia elettrica e che impiega oltre 1.500.000 dipendenti.

50 Biggest Employers

lunedì 19 aprile 2010

Rendimenti YTD Borsa Italiana

I rendimenti YTD sono i rendimenti conseguiti dai titoli o dai fondi nell'arco temporale che va dall'inizio dell'anno (1 gennaio) fino alla data considerata.
La tabella mostra i rendimenti YTD conseguiti dai maggiori titoli quotati sul mercato borsistico italiano alla data del 19 aprile 2010.
Il rendimento YTD dell'indice FTSE MIB è stato -2,28%.
Risulta interessante notare che la quasi totalità dei titoli bancari e assicurativi (a esclusione di Ubi Banca) ha conseguito dei rendimenti negativi. L'altra faccia della moneta è costituita invece da STM (IT) con +20,2% e SAIPEM (utilities) con +18,7%.

La tabella successiva mostra il rendimento YTD dei dieci indici settoriali FTSE Italia.



Il settore finanziario ha registrato un rendimento negativo pari al 7,3%, mentre gli indici settoriali Salute e Tecnologia hanno ottenuto una performance positiva a doppia cifra.

giovedì 8 aprile 2010

Rischio alto tasso alto




Rischi elevati, tassi elevati. A questa regola non sfuggono neanche i governi: le nazioni che sono considerate maggiormente rischiose devono corrispondere un rendimento più elevato agli investitori per poter collocare le proprie obbligazioni. 

E' il caso della Grecia, i cui titoli decennali hanno registrato il massimo picco da quando è stato introdotto l'Euro, ossia un tasso di rendimento di oltre il 7,5%. Considerando che il tasso di rendimento di un titolo di stato di pari durata di un Paese considerato affidabile come la Germania è del 3,09%, risulta uno spread di oltre 400 basis point.
I tassi riflettono la situazione economica e finanziaria della Grecia: gli ultimi dati evidenziano un rapporto deficit/PIL di quasi il 13%, mentre il Patto di Stabilità prevede un valore inferiore al 3%. 
L'obiettivo per il 2010 è di ridurre l'indice a 8,7% anche se a detta di molti pare irrealizzabile, soprattutto visto l'elevatissimo tasso di interesse che non aiuta di certo a ridurre la spesa.

La drastica situazione greca può essere analizzata anche osservando i premi che un investitore deve pagare per stipulare i credit default swap, ossia i strumenti derivati utilizzati per coprirsi dal rischio di default del debitore.
Il costo per assicurare il debito greco attraverso un cds ha toccato i 466 punti base, ossia si deve pagare il 4,66% dell'importo che si vuole assicurare. Ciò equivale a pagare 466.000 dollari per assicurare 10 milioni di dollari di debito. Nel 2008 ne bastavano 7.000.

Rendimenti dei titoli di Stato 10 anni


sabato 3 aprile 2010

Fondi VS ETF: India

L'India e la Cina rappresentano un'opportunità che può portare molte soddisfazioni agli investitori che allocano in questi mercati finanziari una parte del proprio patrimonio. Gli indici geografici MSCI, utilizzati come benchmark per monitorare l'andamento di un comparto, evidenziano infatti che le performance realizzate nel 2009 sui mercati indiani e cinesi sono state di gran lunga migliori rispetto alla media.
Anche il piccolo investitore può sfruttare le opportunità offerte dai mercati asiatici, affidandosi ad un fondo comune o acquistando un ETF. Questi due strumenti hanno diverse caratteristiche: 
  • l'ETF replica fedelmente un benchmark, realizzandone lo stesso rendimento, mentre il fondo comune viene solitamente gestito in maniera attiva ponendosi l'obiettivo di battere un parametro di riferimento;
  • l'ETF presenta minori costi di sottoscrizione rispetto al fondo, in quanto quest'ultimo comporta maggiori oneri di gestione.
Proviamo ad analizzare i rendimenti e i costi conseguiti dai fondi comuni e dagli ETF per valutare la convenienza di uno o dell'altro strumento.

Dal database Morning Star sono stati estratti tutti i fondi specializzati che investono nel mercato indiano. Il cluster di fondi presenta una performance media di circa 83,5% (MSCI INDIA +91,5%) con un massimo di 126,2% e un minimo di 67,4%. Il TER (total expenses ratio) medio dell'insieme è di 2,1%. 
Possiamo subito notare che il rendimento medio dei fondi è stato inferiore al rendimento conseguito dal benchmark MSCI INDIA: la maggior parte dei fondi presi in analisi non è stata in grado di gestire il fondo in maniera tale da giustificare gli oneri di gestione pagati dai sottoscrittori. 

L'ETF di Lyxor ancorato all'indice MSCI INDIA ha conseguito, nel 2009, una performance pari a +89% presentando commissioni totali pari a 0,85%.

Il rapido confronto tra i fondi e l'ETF mostra chiaramente che quest'ultimo comporta minori oneri in capo al sottoscrittore e un rendimento superiore alla maggior parte dei fondi analizzati. 

venerdì 2 aprile 2010

PIL 2009

Il 2009 è stato l'anno in cui maggiormente si sono manifestati i segnali della crisi economica in atto. I Paesi più avanzati hanno registrato pesanti crollo del proprio Prodotto Interno Lordo.

Gli Stati Uniti (-2,4%) e il Giappone (-5%), pur registrando una contrazione del PIL che non si vedeva dal 1946, sono riuscite a mantenere il 1° e il 2° posto nella classifica del PIL. Al terzo posto si posiziona la Cina (+9,5%), che supera la Germania (-5%).

Focus on: Cell Therapeutics

Difficilmente si può trovare un titolo più volatile e più sensibile alle dichiarazioni e alle indiscrezioni di Cell Therapeutics (CTIC), società americana operante nel settore della ricerca biotecnologica quotata anche sul mercato italiano. Quasi morente a inizio 2009, la società ha ripreso a volare dopo le indiscrezioni sul prodotto principale, il Pixantrone, che sembra capace di combattere in maniera efficace il linfoma di Hodgkin. 
In attesa dell'approvazione del Pixantrone da parte della Food and Drug Administration (il cui responso dovrebbe essere atteso per aprile 2010), il titolo CTIC è letteralmente impazzito, schizzando in alto e in basso a seconda delle indiscrezioni sui vari step necessari per l'approvazione del farmaco.











Il grafico mostra l'andamento del titolo CTIC quotato a Milano nei precedenti 15 mesi.
Il titolo, che quotava 0,05 € a marzo 2009, è schizzato in alto in seguito all'annuncio da parte della società della conclusione dei test clinici e dell'inoltro della richiesta di approvazione da parte della FDA.
Il 2 giugno 2009 il titolo quotava 1,30 € (con punte di 1,46 €), ossia aveva realizzato un 2.500% in soli 90 giorni conseguendo enormi volumi di contrattazione. 
Successivamente il titolo è oscillato parecchio nella banda 0,7 - 1,2 €, realizzando rendimenti altissimi ad ogni step dell'iter autorizzativo e tonfi ogni volta che venivano messe in dubbio le reali potenzialità del Pixantrone.




Il grafico sopra confronta i rendimenti giornalieri del titolo CTIC e dell'indice FTSE MIB. Appare subito evidente l'estrema volatilità del titolo, il quale presenta una deviazione standard dei rendimenti giornalieri di 10,3% contro 1,7% dell'indice.

L'andamento del titolo sembra non poggiare su alcuna valutazione fondamentale della società e risulta eccessivamente sensibile a qualunque dichiarazione o voce di corridoio. Anche lo stesso Pixantrone, che secondo le stime dovrebbe curare 25.000 persone e generare entrate per 1 miliardo di dollari entro il 2014, viene criticato e la sua efficacia clinica messa in dubbio.

mercoledì 31 marzo 2010

Link: Morning Star

Morning Star rappresenta la FONTE di tutte le informazioni relative ai fondi di investimento, ossia quei strumenti che permettono anche ai piccoli investitori di allocare i propri risparmi beneficiando di molti vantaggi quali la diversificazione e la gestione professionale.
Oltre alla classica sezione News, dove sono raccolte le ultime novità sull'andamento dei vari mercati, è possibile spulciare il vastissimo database di oltre 12.000 fondi. Ovviamente è possibile filtrare la ricerca utilizzando svariati criteri (tipologia, valuta, SGR, asset allocation, rating ecc...) in modo da individuare il fondo con le caratteristiche volute.
Per ciascun fondo è possibile visionare l'asset allocation e la composizione del portafoglio, il valore della quota, il rating Morning Star e gli indicatori di rendimento e volatilità.
Interessante è inoltre la funzione per confrontare i vari fondi tra loro e la possibilità di simulare un investimento e gestire un portafoglio.

martedì 30 marzo 2010

Tesi

lunedì 29 marzo 2010

Focus on: Snam Rete Gas


Snam Rete Gas

Anno di costituzione:
2000

Settore:
dispacciamento, trasporto e distribuzione di gas naturale

Controllante:
Eni Spa

Controllate:
Stogit Spa (100%), stoccaggio gas naturale;
GNL Italia Spa (100%), rigassificazione gas liquefatto
Italgas Spa (100%), distribuzione gas naturale
Napoletana Gas Spa, controllata da Italgas Spa al 99,69%, distribuzione gas naturale

Azionariato:
52,5% Eni Spa;
31,5% altri investitori istituzionali
5,5% azioni proprie
8,5% investitori retail
2,0% Banca d'Italia

Financials
























L'incremento di fatturato del 2009 (+28%) è stato reso possibile grazie alle sinergie createsi tra Snam Rete Gas e le due società acquisite durante il 2009.
Le due operazioni di acquisizione hanno cominciato infatti ad avere i loro effetti positivi a partire dalla metà dell'esercizio precedente e hanno permesso a Snam Rete Gas di consolidare il proprio primato nel settore gas naturale.
Alle operazioni di acquisizione si possono ricondurre anche gli aumenti del capitale investito netto (+59%), della posizione finanziaria netta (+59%) e del patrimonio netto (+59%).
Il free cash flow, ossia il flusso di cassa generato dalla società a disposizione per i vari stakeholders e shareholders, è negativo e dovuto alle acquisizioni effettuate.



A inizio 2009 il titolo SRG quotava circa 4,01 euro e si è mantenuto intorno a questo valore fino ad aprire 2009 (max 4,10 min 3,60), quando il prezzo scende a 3,00 euro in seguito alla delibera di aumento di capitale per le operazioni di acquisizioni, da effettuarsi mediante l'offerta in opzione di azioni ordinarie SRG (rapporto 11:12) al prezzo di 2,15 euro (valore nominale 1 € più 1,15 € a titolo di sovrapprezzo).
A metà maggio viene staccato il dividendo (0,14 €).
I mesi successivi all'acquisizione di Italgas e Stogit sono contrassegnati da un lento trend rialzista che porta il titolo da 3,21 € (quotazione di fine agosto) a 3,47 € (quotazione fine 2009), con un incremento dell'8%.
Il trend rialzista prosegue anche nei primi 3 mesi del 2010, alla luce dei brillanti risultati conseguiti dalla società nel 2009.

Il piano strategico 2010 - 2013
Nei primi giorni di marzo è stato presentato dall'AD Carlo Malacarne il piano strategico per il periodo 2010 - 2013. Tale piano si sostanzia in punti focali:
  • investimenti per circa 6,4 miliardi di euro (di cui 1,4 nel 2010) per lo sviluppo del sistema di infrastrutture gas in Italia e sostenere le opportunità di crescita nel medio e nel lungo termine (crescita CIN +4,5% annuo);
  • maggiore efficienza operativa grazie alle sinergie e all'integrazione con Stogit e Italgas, che potrebbero comportare risparmi di costo stimati in 40 milioni nel 2010 e 80 milioni nel 2012;
  • controllo della leva finanziaria. SRG prevede di mantenere una struttura finanziaria solida ed efficiente nel medio lungo termine, impegnandosi a mantenere un rapporto debito / capitale investito netto di 0,5. I flussi di cassa operativi generati nel periodo permetteranno il pagamento dei dividendi e la copertura di oltre la metà dei fabbisogni legati al Capex;
  • dividendi in crescita del 4% per il periodo 2010 - 2012.
Per fine aprile è prevista l'assemblea straordinaria dei soci, al quale il CdA ha proposto lo stacco di un dividendo 2009 di circa 0,20 € per azione.
In attesa di tale data, il titolo continua a salire (quotazione odierna 3,76 €), ritornando ai livelli dei primi mesi del 2009 pre - aumento di capitale e incassando giudizi lusinghieri da parte degli analisti: una su tutte Deutsche Bank, che ha innalzato il rating da hold a buy e definito un target price di 4 €.